Elemento zero o Cupola di Verampio.

Elemento zero o Cupola di Verampio.

Nel profondo delle Alpi: L’Elemento Zero o Cupola di Verampio.

di Enrico Zanoletti

L’Ossola è un viaggio verso il cuore geologico delle Alpi. Partendo dal Lago Maggiore e risalendo la Valle del Toce, si attraversano rocce via via più antiche, fino a toccare con mano il nucleo più profondo della catena alpina. L’“Elemento Zero”, conosciuto anche come “Cupola di Verampio”, affiorante in Valle Antigorio presso Maiesso, tra Premia e Baceno.

In tutte le Alpi accade solo qui: un’esclusiva geologica che testimonia in modo prefetto la peculiarità del territorio ossolano.

Rocce antichissime.

L’Ossola è in effetti un esempio unico per visualizzare la sovrapposizione di falde (le grandi strutture geologi- che che costituiscono le Alpi) impilate le une sulle altre nel corso dell’Era Mesozoica e dell’Era Terziaria. Queste falde sono formate da rocce molto antiche che costituivano il basamento di un oceano esistente oltre 230 milioni di anni fa. L’avvicinarsi lento e in tempi lunghissimi della zolla africana a quella europea diede poi inizio, circa 60 milioni di anni fa, alla formazione della catena alpina. L’enorme forza e l’energia sprigionate dalla loro spinta causarono il sollevamento del fondo dell’antico mare, accavallando gli strati delle rocce e dei sedimenti preesistenti con le rocce più recenti, in un processo durato milioni di anni.

In questo processo le rocce si sono trasformate a causa delle enormi pressioni e delle elevate temperature cui furono sottoposte, permettendo così la formazione di una grande quantità di tipi all’apparenza simili per l’occhio inesperto, ma in realtà caratterizzate da associazioni di minerali differenti, che hanno permesso ai geologi di ricostruire le dinamiche della formazione delle Alpi.

Ossola minerale”.

Il titolo di un libro curato dal prof. Aldo Roggiani, ossolano, già professore di scienze al Collegio Rosmini di Domodossola. Un titolo che ben sintetizza un’altra peculiarità di questo territorio: la straordinaria ricchezza di minerali. Pubblicato nel 1975, il testo illustra con dovizia le caratteristiche geologiche e mineralogiche delle valli ossolane, elencando più di 250 specie minerali diverse, alcune uniche al mondo.

Graniti, peridotiti, scisti, marmi, calcefiri, anfiboliti, granuliti, micascisti, paragneiss, ortogneiss, calcari, dolomie e serpentiniti... sono solo alcune delle tipologie di rocce che si incontrano in questo territorio. Ciascuna di esse è formata da minerali caratteristici che permettono di classificarla con estrema precisione. Ma non mancano i casi rari, talvolta addirittura unici.

Le aree più interessanti per la presenza di specie minerali differenti e per i “casi unici” sono l’Alpe Devero (in particolare le pendici del Monte Cervandone) e la Val Vigezzo. Mineralogisti esperti hanno identificato e classificato circa 300 tipi di minerali differenti: dai comuni quarzi, miche e feldspati, per passare a diopside, calcite, epidoto, titanite, ematite, pirite, rutilo, cianite, orneblenda, fino ai rarissimi cafarsite, cervandonite, gasparite, paraniite, fetiasite, vigezzite. Grande ricchezza e altre rarità si ritrovano anche oltre confine, nella Binntal, in Canton Vallese, dove è possibile dedicarsi alla ricerca e raccolta sotto la guida di un cercatore esperto. Con una simile varietà di specie sono in pratica presenti quasi tutti gli elementi chimici conosciuti, associati tra di loro in una possibilità quasi infinita di combinazioni, spesso estremamente complesse. Oltre al numero di minerali differenti, stupisce l’appassionato il fatto che molto spesso questi minerali si presentano nel loro habitus tipico, ovvero perfettamente sviluppati nella loro forma geometrica caratteristica, raggiungendo talvolta dimensioni di centimetri se non addirittura di decimetri. Come nel caso di quarzi e feldspati, all’interno di geodi nelle masse granitiche. I minerali rari e unici hanno invece misure microscopiche o quasi.

Pietre, cave, miniere.

Parlando di Ossola, il termine “minerali” fa subito pensare a questi altri termini, correlati anche sotto il profilo storico. Fin dalla più remota antichità nelle vallate ossolane furono infatti coltivate miniere e l’attività mineraria e quelle a essa legate, come la fusione e la lavorazione dei metalli, costituivano forse l’unica alternativa all’emigrazione stagionale, determinata dalle scarse risorse derivante dall’economia agricola e pastorale.

Antichissime sono le miniere d’oro. La conoscenza e lo sfruttamento di una vasta zona mineraria nelle valli Anzasca e Antrona è fatta risalire ai Leponzi (IV-I sec a.C.). Seguirono i romani e, soprattutto dal secolo XIV in poi, il Ducato di Milano. A partire dal 1700 il settore minerario aurifero prese slancio, divenendo un traino per l’intera regione.

Nel corso del XVIII e XIX secolo si intensificarono le ricerche per aprire miniere d’argento, rame, ferro e altri minerali. Molti tentativi andarono però falliti.

Fra le ragioni, i tenori troppo bassi di minerale utile nella roccia, la mancanza di mezzi finanziari sufficienti per i lavori preliminari e, non trascurabile, le difficoltà legate al sito stesso, di non facile accesso e lontano dalle grandi vie di comunicazione per il trasporto del materiale trattato. Inoltre, per attivare una miniera con vantaggio e su larga scala occorrevano ingenti capitali sia per i lavori di scavo che per l’edificazione degli stabilimenti per la trattazione del minerale. Impegni fronteggiabili solo da forti società di azionisti, con personale competente, conoscitore delle tecnologie.

Marmo, serizzo, piode.

Sono vallate indipendenti quelle dell’Ossola, con una storia “mineraria” piuttosto complessa. Per necessità di sintesi, da nord a sud vi si possono individuare quattro aree minerarie principali, per estensione o per importanza. In Valle Antigorio (nei comuni di Crodo e Viceno) troviamo la miniera di quarzo aurifero dell’Alfenza, a Gondo (Val Divedro, al confine italo-svizzero) le miniere di pirite aurifera, in Valle Antrona le miniere d’oro del Mottone. Infine, in Valle Anzasca, la valle del Monte Rosa, i giacimenti auriferi più cospicui, 800 ettari ripartiti fra sette concessioni minerarie.

Tutto ciò è ormai storia: in Ossola oggi non ci sono più miniere in attività. Una storia iniziata con l’oro e con lo stesso, lucente metallo terminata: ultime a chiudere, nel 1961, sono state le miniere aurifere di Macugnaga. I costi di estrazione e di trasporto del materiale erano troppo elevati per generare un ritorno economico positivo. Negli ultimi anni, società straniere hanno compiuto rilevamenti e campionamenti in diverse aree ex-minerarie, per stimare le risorse ancora presenti, ma senza alcuna prospettiva di riapertura dell’attività.

Discorso opposto per il settore delle cave per l’estrazione di materiale lapideo da costruzione. La grande varietà di rocce ha infatti permesso di individuare diversi materiali di grande pregio per il comparto edilizio.

L’eccellenza è rappresentata dal marmo di Candoglia, frazione di Mergozzo, estratto esclusivamente per interventi di restauro di guglie e statue del Duomo di Milano. Ma occorre citare anche il granito bianco di Montorfano, il marmo grigio di Ornavasso, il marmo palissandro di Crevoladossola, le quarziti e i serizzi della Valle Antigorio, della Val Formazza, del Sempione e della Valle Anzasca. Per non dire delle beole, o piode, distribuite in tutta l’Ossola.

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